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Scioglimento e Messa in Liquidazione e Cancellazione dal Registro delle Imprese a cura degli Amministratori di Srl e SPA

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L’art. 2484 del C.C. prevede per tutte le società di capitali, senza alcuna distinzione tra Spa e Srl, per i punti 1,2,3,4,e 5 del 1° comma

  1. per decorso del termine;
  2. per il conseguimento dell’oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, salvo che l’assemblea, all’uopo convocata senza indugio, non deliberi le opportune modifiche statutarie;
  3. per l’impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell’assemblea;
  4. per riduzione del capitale al disotto del minimo legale, salvo quanto è disposto dagli articoli 2447 e 2482-ter;
  5. nelle ipotesi previste dagli articoli 2437-quater e 2473;

di depositare presso il registro delle imprese, senza indugio, una dichiarazione con cui gli amministratori accertano una causa di scioglimento di cui ai punti precedenti art. 2485. Lo scioglimento avrà effetto dalla data dell’iscrizione presso l’ufficio del registro delle imprese di tale dichiarazione.

L’art. 2487 del C.C. nel 1° comma prevede che contestualmente all’accertamento della causa di scioglimento gli amministratori debbono convocare l’assemblea dei soci perchè deliberi, con le maggioranze previste per le modificazioni dell’atto costitutivo o dello statuto, (Verbale Assemblea Ordinaria per le Srl – Verbale Assemblea Straordinaria per le Spa) su:

  • a) il numero dei liquidatori ………..
  • b) la nomina del liquidatore ………..
  • c) i criteri in base ai quali svolgere la liquidazione ………………

La convocazione non è necessaria se l’assemblea ha già provveduto o se l’atto costitutivo o lo statuto già regolamentano la materia.

L’art. 2487-bis C.C. prevede l’iscrizione presso il registro delle imprese della nomina dei liquidatori, comunque avvenuta (Verbale Assemblea Ordinaria per le Srl – Verbale Assemblea Straordinaria per le Spa) nonché la loro modifica e l’aggiunta dell’indicazione che trattasi di società in liquidazione alla denominazione sociale e che avvenuta l’iscrizione gli amministratori cessano dalla carica e consegnano ai liquidatori i libri sociali, una situazione dei conti alla data di effetto dello scioglimento ed un rendiconto sulla loro gestione relativo al periodo successivo all’ultimo bilancio approvato e che di tale consegna viene redatto apposito verbale.

L’art. 2492 C.C. compiuta la liquidazione i liquidatori devono depositare presso l’ufficio del registro delle imprese il bilancio finale, indicando la parte spettante a ciascun socio o azione nella divisione dell’attivo (Piano di Riparto).

L’art. 2495 C.C. Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese.

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Ministero dello Sviluppo Economico

DIREZIONE GENERALE PER IL MERCATO, LA CONCORRENZA, IL CONSUMATORE, LA VIGILANZA E LA NORMATIVA TECNICA

Divisione XXI – Registro delle imprese

OGGETTO:  Artt.  2484  e  ss.  c.c. -Accertamento  cause  di  scioglimento  di  s.r.l.  e  nomina  dei liquidatori -Richiesta parere.

Pervengono a codesta Camera numerosissime richieste per procedere all’accertamento delle  cause  di  scioglimento  di  s.r.l.  ex  art.  2484,  c.  1,  nn.  1-5,  c.c.  e  alla  contestuale  nomina  dei liquidatori secondo modalità semplificate, cioè senza ricorso alla funzione notarile.

Evidenzia,  giustamente,  codesta  Camera,  che  alcune  della  cause  di  scioglimento previste dall’art. 2484 c.c. (ad esempio, la n. 2 (“per il conseguimento dell’oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, salvo che l’assemblea, all’uopo convocata senza indugio, non deliberi le opportune modifiche statutarie”) non costituiscono meri “dati di fatto” e chiede l’avviso della Scrivente circa il comportamento da tenere, in particolare alla luce della delimitazione delle competenze istruttorie rimesse a codesto Ufficio dell’art. 11, c. 6, del DPR 581/1995 (ai sensi del quale:<<Prima di procedere all’iscrizione, l’ufficio accerta:

a) l’autenticità della sottoscrizione della domanda;

b) la regolarità della compilazione del modello di domanda;

c) la corrispondenza dell’atto o del fatto del quale si chiede l’iscrizione a quello previsto dalla legge;

d) l’allegazione dei documenti dei quali la legge prescrive la presentazione;

e) il concorso delle altre condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione>>).

Sembra opportuno evidenziare, circa la problematica segnalata, che la stessa, emersa a seguito  della  riforma  del  diritto  societario  del  2003,    é  stata  oggetto  di  ampi  approfondimenti  da parte della dottrina, della giurisprudenza, e degli stessi ordini professionali coinvolti.

Il dibattito, secondo quanto risulta alla Scrivente, è tutt’ora  in  corso  e  alimentato  da continui contributi ma, in linea generale, sembra caratterizzato da una certa omogeneità di opinioni (v.,  a  titolo  di  esempio,  lo  studio  del  CNN  n.  186-2011/I  del  17/11/2011,  “Scioglimento  e liquidazione nelle società di capitali”, nota n. 3; il documento IRDCEC n. 11 del giugno 2011, “La procedura della liquidazione: aspetti controversi e spunti per la semplificazione”; la massima J.A.4, “Forme della nomina dei liquidatori”, del Comitato Triveneto dei notai, pubbl. 9/04, modif.9/05) circa la possibilità di procedere nel senso semplificato sopra indicato, nel rispetto di alcune regole basilari,  sintetizzabili,  per  la  nomina  dei  liquidatori,  nel  seguente  passaggio  tratto  dal  citato documento IRDCEC:

<<[  ...  ]  è  da  considerarsi  legittima  la  delibera  assembleare  mediante  la  quale  sono  nominati  i liquidatori di una società a responsabilità limitata, senza l’ausilio di un notaio, in tutti i casi di scioglimento previsti dall’art. 2484 c.c. che non rappresentino un’espressione della volontà dei soci tesa a modificare l’atto costitutivo societario. Volendo  quindi  tracciare  una  linea  interpretativa,  si  potrebbe  concludere  propendendo  per  la  non obbligatorietà  di  verbalizzazione  notarile  estensibile  anche  alle  delibere  di  nomina  dei  liquidatori, nelle quali siano inserite precisazioni e particolarizzazioni circa i poteri agli stessi attribuiti, rispetto a quanto ordinariamente stabilito dalle norme civilistiche. Al  contrario,  laddove  la  delibera  di  nomina  dei  liquidatori  intervenga  successivamente,  rispetto  a quanto già oggetto di particolare e specifica definizione statutaria, con riferimento alle attribuzioni ed  ai  poteri  spettanti  ai  liquidatori,  al  fine  di  modificarne  i  contenuti,  allora  senza  alcun dubbio  si renderà obbligatorio il ricorso alla verbalizzazione notarile. Ugualmente si deve concludere per l’obbligatorietà di ricorso all’intervento del notaio, laddove l’assemblea dei soci deliberi la messa in liquidazione volontaria della società, ai sensi dell’art. 2484, primo comma, n. 6), c.c.. In tale caso specifico, infatti, non operano cause di scioglimento “legali”, o “automatiche”, tali da generare ex lege lo scioglimento e messa in liquidazione della società>>.

Circa,  poi,  la  specifica  questione,  evidenziata  da  codesto  Ufficio, dell’accertamento delle cause di scioglimento, pur essendo tale aspetto rimesso, dalla legge, alla responsabilità degli amministratori, si ritiene che sia comunque conforme alle competenze di codesto Ufficio medesimo valutare la riconducibilità “tipologica” della dichiarazione resa dagli amministratori alla previsione di legge.

Nel  caso,  ad  esempio,  della  causa  di  cui  al  sopracitato n.  2 dell’art. 2484 (“per il conseguimento dell’oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, salvo che l’assemblea, all’uopo convocata senza indugio, non deliberi le opportune modifiche statutarie”), appare di fatto impossibile il verificarsi della stessa nelle società che abbiano un oggetto composto da molteplici e diversificate attività, parte delle quali mai svolte.

Appare,  inoltre,   circa  la  medesima  causa  n.   2,  del  tutto  consolidata,  anche  in giurisprudenza, l’opinione secondo cui l’evento indicato deve essere tale da rendere definitivamente ed obiettivamente impossibile il raggiungimento dell’ (univoco) oggetto sociale. Non può, pertanto, essere idoneo, a tal fine, sempre a titolo di esempio, indicare una generica “crisi del settore”, ma occorrerà,  di  contro,  che  si  sia  verificato  un  evento  che  obiettivamente  e  indefinitamente  renda impossibile  il  conseguimento  dell’oggetto  sociale:  in  ipotesi,  la  revoca  definitiva  del  lavoro pubblico per eseguire il quale la società era stata (unicamente) costituita.

Dalla dichiarazione degli amministratori dovrà, inoltre, risultare, al fine del compiuto avveramento della causa in esame, che l’assemblea dei soci <<all’uopo convocata>> si é opposta ad ipotesi di modificazioni dell’oggetto sociale atte a rimuovere la causa di scioglimento (tale fatto potrà essere oggetto di apposita dichiarazione sostitutiva da parte degli amministratori stessi, oppure potrà essere dimostrato attraverso l’allegazione di una copia semplice della delibera assembleare).

Alla  luce  di  tali  elementi  riterrebbe  la  Scrivente  che  lo  specifico  caso  evidenziato  da codesta Camera (dichiarazione di scioglimento per impossibilità di conseguire l’oggetto sociale “in quanto il contributo regionale previsto non é stato erogato”) non configuri una effettiva causa “legale” di scioglimento ex art. 2484, c. 1, n. 2, c.c..

Nel  caso,  invece,  della  causa  di  scioglimento  di  cui  al n.  3 del citato articolo (“per l’impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell’assemblea”), pur trattandosi, indubbiamente,  di  eventi  dai  contorni  spesso  sfumati,  va  rammentato – al  fine  della  verifica  di rispondenza “tipologica” dell’atto presentato per l’iscrizione, rispetto a quello previsto dalla legge – che, secondo la giurisprudenza (Trib. Biella, 25/11/05, n. 942/05 R.G.C.) <<la continuata inattività dell’assemblea  può  derivare  o  dalla  perdurante  mancata  convocazione  dell’assemblea  o  dalla perdurante diserzione dei soci. Ciò che deve risultare concretamente impossibile é l’adozione di deliberazioni  necessarie  ed  indispensabili  al  regolare  svolgersi  della  vita  societaria.  Tra  queste rientrano senza dubbio quelle di approvazione del bilancio di esercizio e  di nomina o sostituzione degli  amministratori  e  dei  sindaci.  Non  basta  quindi  una  mera  mancanza  di  attività  in  senso in qualificato,  occorre  che  l’inattività  dell’assemblea  abbia  riflessi  paralizzanti sulla  vita  della società e sulla sua normale conduzione>>.

Un  caso  ricorrente  nella  prassi  é  lo  scioglimento  per  la  causa  indicata  al n.  4 dell’articolo in esame, cioè “per la riduzione del capitale al disotto del minimo legale, salvo quanto é disposto dagli articoli 2447 e 2482-ter”. In tale ipotesi, come evidenziato nel documento IRDCEC citato  in  precedenza,  dovrà  eseguirsi  una  verifica  infra-annuale  della  situazione  contabile  e convocarsi immediatamente l’assemblea affinché valuti la possibilità di ricapitalizzare  la  società, 4 oppure la trasformazione della stessa. Nel caso in cui l’assemblea decida di non procedere in tal senso la causa in questione potrà considerarsi intervenuta. La dichiarazione degli amministratori di accertamento dello scioglimento ai sensi del n. 4 cit. deve, pertanto,  attestare,  mediante  dichiarazione  sostitutiva,  anche  l’esito  della  predetta  riunione assembleare;  in  alternativa,  a  fini  meramente  probatori,  potrà  prodursi  copia  semplice  del  verbale dell’assemblea.

Analogo  discorso vale per la causa di  scioglimento  di  cui  al n.  5, cioè, “nelle ipotesi previste  dagli  articoli  2437-quater e 2473”. Si tratta del caso in cui risulti impossibile liquidare la partecipazione del socio (nel caso in esame, di srl) receduto. In tale evenienza la dichiarazione degli amministratori dovrà dare conto del negativo esperimento dei vari passaggi previsti dai commi 3 e 4 del  citato  art.  2473  c.c.  (vendita  agli  altri  soci;  a  terzi;  rimborso  mediante  riserve  disponibili; rimborso mediante riduzione del capitale sociale); in alternativa, alla stessa dovrà essere allegata, a fini meramente probatori, copia semplice delle delibere assembleari presupposte.

In conclusione, pertanto, sembra doversi ritenere,alla luce del sopra richiamato art. 11, c. 6, del DPR 581/1995, nonché considerato quanto sopra esposto, che codesto Ufficio sia chiamato, nei casi in questione:

-alla  mera  verifica  della  corrispondenza  tipologica,  dell’atto  presentato  per  l’iscrizione,  alla previsione  di  legge,  senza  entrare  nel  merito  dello  stesso  ma  solo  verificando  che,  come  sopra evidenziato,  evidenti  illogicità  presenti  nell’atto  medesimo  impediscano  di  ricondurlo  alla previsione di legge (v. il caso, sopra richiamato, degli amministratori che dichiarano l’impossibilità di  conseguire l’oggetto sociale, nel caso in cui l’oggetto statutariamente previsto ricomprenda moltissime e diversificate attività, gran parte delle quali mai intrapresa);

-alla verifica della sottoscrizione dell’atto stesso da parte di tutti i soggetti obbligati (con necessità, ad esempio, per il caso della dichiarazione degli amministratori ex art. 2484, c. 1, nn. 1-5, che sia verificata la sottoscrizione digitale da parte di tutti i componenti l’organo amministrativo);

-al concorso delle altre condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione, ovverosia, sempre a titolo di esempio, che nei sopra richiamati casi di cui ai nn. 2), 4) e 5) del c. 1 dell’art. in esame, siano stati  eseguiti  tutti  i  passaggi  endo societari  previsti  dalla  legge  come  indispensabile  presupposto della dichiarazione con cui viene accertata la causa di scioglimento.

Tale controllo (controllo “di validità formale”) non involge in alcun modo (come ribadito  in  diverse  pronunce  giurisprudenziali)  la  validità  sostanziale  degli  atti  presentati per l’iscrizione nel registro, essendo tale aspetto rimesso, ovviamente, alla responsabilità degli organi societari  indicati  dalla  legge  (compresi  quelli  di  controllo),  nella  fase  della  loro  adozione,  e  alla valutazione del giudice ordinario, nella fase della loro eventuale impugnazione.